Salvare i denti naturali, quando le condizioni cliniche lo consentono, è uno degli obiettivi che guidano il nostro modo di lavorare. Le moderne tecnologie possono aiutarci a vedere meglio, ottenere informazioni più precise e intervenire in modo più mirato. Ma nessuno strumento, da solo, cura un paziente: sono la diagnosi, l’esperienza del professionista e il corretto utilizzo della tecnologia a fare la differenza.
Quando si parla di innovazione in odontoiatria è facile concentrarsi sulle apparecchiature: scanner, laser, radiologia tridimensionale, sistemi di ingrandimento e strumenti digitali.
La domanda che riteniamo più importante è però un’altra: in che modo una determinata tecnologia può essere realmente utile alla diagnosi e alla cura di quella persona?
Possedere uno strumento tecnologicamente avanzato non significa automaticamente ottenere una diagnosi migliore o una terapia più efficace. La tecnologia acquista valore quando viene inserita in un metodo di lavoro e utilizzata perché appropriata alla situazione clinica.
Prima della tecnologia viene la diagnosi
Prima di decidere come curare un dente bisogna comprenderne le condizioni.
La visita, la storia clinica del paziente, l’esame dei denti e dei tessuti parodontali e, quando necessari, gli approfondimenti diagnostici permettono di costruire un quadro il più possibile completo.
Questo diventa particolarmente importante quando dobbiamo stabilire se un elemento compromesso possa essere curato e mantenuto oppure presenti una prognosi tale da rendere più appropriata un’altra soluzione.
Tecnologie come la TAC Cone Beam 3D possono, quando indicate, fornire informazioni tridimensionali sulle strutture dentali e ossee. Lo scanner intraorale permette invece di acquisire digitalmente denti e arcate e utilizzare queste informazioni nelle diverse fasi della progettazione.
Sono strumenti differenti, accomunati da un principio: fornire informazioni che devono poi essere interpretate dal professionista e inserite nel quadro complessivo del paziente.
Vedere meglio per lavorare con maggiore precisione
In odontoiatria si lavora su strutture molto piccole e la possibilità di osservare i dettagli può assumere particolare importanza.
Un esempio è il microscopio odontoiatrico, che attraverso ingrandimento e illuminazione permette al professionista di osservare particolari difficilmente distinguibili a occhio nudo.
Il collega Dott. Riccardo Marsalli dello Studio Micros di Lucca, che ha sviluppato una particolare esperienza nell’odontoiatria ad alto ingrandimento, ha dedicato un approfondimento proprio all’impiego del microscopio nelle diverse discipline odontoiatriche.
Il principio, tuttavia, va oltre il singolo strumento: vedere meglio è utile quando permette di diagnosticare, decidere e intervenire con maggiore precisione.
Tecnologia e parodontologia: curare significa anche mantenere
Questo concetto assume particolare importanza nella malattia parodontale, che interessa i tessuti che sostengono il dente e che, nelle forme più avanzate, può comprometterne la permanenza nel tempo.
In parodontologia la possibilità di conservare un elemento dentario non dipende soltanto dalla terapia eseguita in un determinato momento. Sono importanti la diagnosi, la risposta al trattamento e soprattutto il mantenimento nel tempo.
Nel nostro Studio utilizziamo, quando indicato, anche il laser in odontoiatria all’interno di protocolli terapeutici. Il principio rimane però lo stesso: la tecnologia deve integrarsi nella terapia, non sostituirla.
Controlli periodici, igiene professionale, collaborazione del paziente nell’igiene domiciliare e rivalutazione delle condizioni parodontali rimangono parti fondamentali del percorso.
Per questo preferiamo parlare di percorso di cura piuttosto che di singola prestazione.
Conservare non significa conservare a tutti i costi
C’è però un aspetto altrettanto importante: non tutti i denti possono essere salvati e non tutti devono essere mantenuti a qualsiasi costo.
Esistono situazioni nelle quali la compromissione dentale o parodontale rende la prognosi sfavorevole e l’estrazione può rappresentare la scelta più appropriata.
La decisione deve quindi essere presa valutando il singolo caso: le condizioni del dente e dei suoi tessuti di sostegno, la situazione complessiva della bocca, le condizioni del paziente e le possibili alternative terapeutiche.
Per questo la domanda non dovrebbe essere soltanto:
“Questo dente si può salvare?”
ma piuttosto:
“Qual è la prognosi di questo dente e quale scelta offre al paziente il miglior equilibrio tra conservazione, salute, funzione e stabilità nel tempo?”
La tecnologia può aiutarci a raccogliere informazioni e, in determinate situazioni, a lavorare con maggiore precisione. Non può però sostituire il ragionamento clinico.
La tecnologia è uno strumento, non il nostro obiettivo
Lo Studio Dentistico Mario Liccardi opera a Limena dal 1990.
In questi anni tecniche, materiali e strumenti sono profondamente cambiati. Scanner intraorale, diagnostica tridimensionale, laser e tecnologie digitali sono entrati progressivamente nel nostro lavoro.
Il principio che cerchiamo di mantenere è però molto semplice: utilizzare ciò che può essere realmente utile al paziente e cercare di conservare i denti naturali quando le condizioni cliniche lo consentono.
Parodontologia, prevenzione, diagnosi e tecnologia non sono quindi mondi separati. Sono strumenti differenti che possono concorrere allo stesso obiettivo: comprendere il problema, formulare una prognosi e scegliere insieme al paziente il percorso terapeutico più appropriato.
La tecnologia non definisce il nostro modo di curare. È uno degli strumenti che ci permette di metterlo in pratica.
Domande frequenti
È sempre possibile salvare un dente molto compromesso?
No. Dipende dalla diagnosi e dalla prognosi, dalle condizioni del dente e dei suoi tessuti di sostegno, dalla situazione complessiva della bocca e dalle condizioni del paziente.
La tecnologia può evitare l’estrazione di un dente?
Può fornire informazioni diagnostiche e possibilità operative importanti, ma nessuna apparecchiatura può garantire che un dente sia recuperabile. La decisione dipende sempre dalla situazione clinica.
TAC Cone Beam, scanner intraorale e microscopio odontoiatrico sono la stessa cosa?
No. Hanno funzioni differenti: la TAC Cone Beam fornisce immagini tridimensionali delle strutture anatomiche; lo scanner intraorale acquisisce digitalmente la superficie di denti e arcate; il microscopio aumenta la capacità di osservazione del campo operativo.
Dott. Mario Liccardi
Direttore sanitario – Studio Dentistico Mario Liccardi SRL
Limena (PD)